Capanna dei pastori a tholos (vecchia)

Per raggiungere la vecchia capanna dei pastori a tholos, superata la sbarra di ferro a protezione per gli animali, si sale di poco il pendio fino alla fontana Maruccia. Una capanna di pietra a secco usata dai pastori come rifugio, costruita senza cemento, con una tecnica a livelli fino alla punta a cupola. Pezzi della storia e della cultura locale, luoghi della tradizione pastorale, le capanne dei pastori a tholos rievocano modi di vivere in armonia con la natura.

Capanna dei pastori a tholos (ristrutturata)

Una capanna di pietra a secco usata dai pastori come rifugio, costruita senza cemento, con una tecnica a livelli fino alla punta a cupola. Grazie ai lavori di ripristino si accede anche all'interno. Pezzi della storia e della cultura locale, luoghi della tradizione pastorale, le capanne dei pastori a tholos rievocano modi di vivere in armonia con la natura. Vista panoramica. 

Grotta del Gesso

Si narra che un tempo i pastori trascorressero qui la notte insieme alle greggi, a riparo dalle intemperie e che s’abbeverassero alla piccola sorgente in fondo alla grotta. A oltre 1.300 metri di altitudine, sul fianco del Palombaro, poco sotto la cima, la natura regala uno scenario spettacolare: a rott’ u ggìss. “È così chiamata perché l'acido carbonico, assieme ad altre sostanze chimiche, scioglie il calcare e crea nella grotta uno strato di roccia tenera bianca che sembra gesso” (E. Civitillo). Il percorso per raggiungere la grotta è adatto a camminatori esperti.

Trabucco

Un labirinto di rocce che richiama mitologiche gesta. Si cammina sul fondale di un oceano estinto che ha lasciato tracce di sé nella pietra. Una cavità inversa profonda 96 metri, composta da due pozzi sovrapposti evoluti dal basso verso l'alto, la cui bocca superficiale è una inusuale possibilità. Accanto lo scenario è da pianeta Marte: un campo carreggiato, o anche detto solcato, ricopre il suolo di massi scanalati e creste taglienti, una delle forme più curiose e belle del fenomeno carsico. Proseguendo lungo il sentiero si raggiunge il belvedere della Civita.

Belvedere sulla Civita

Pareti a strapiombo sferzate dal vento che urla nella valle strozzata da rocce millenarie. Superato il cimitero i gradoni puntano alla cima, la parte alta del villaggio, dove sorgeva Pietraroja prima del terremoto del 1688. Da qui si ammirano i monti Mutria e Moschiaturo, la vallata di Cusano Mutri, il Taburno e finanche il Vesuvio nei giorni più limpidi, la Costa Sant’Anna, e tutto il paese. Il silenzio rotto dal vento, sembra sussurrare ai viaggiatori di fermarsi, di ascoltare e di sentire il battito del territorio.

Grotta delle Fate o Grotta dei Briganti

La grotta che s’apre sul versante destro del canyon del Titerno a monte di Fontana Stritto nella Civita di Cusano, richiama storie di briganti. “La banda Varrone, composta da briganti di Cusano e Pietraroja, si rifugiò nella Grotta delle Fate, detta anche di Caccaviola. Per loro si scomoda anche il Generale Pallavicini con truppe del 49° fanteria, carabinieri e bersaglieri. Alla banda viene fatta una proposta: se si arrendono sarà loro fatta salva la vita. Varrone e i suoi uomini, dopo giorni di trattative, finalmente decidono di arrendersi” (V. Di Biase, Annuario A.S. Valle Telesina). Tra i membri della banda anche Francesco di Pietraroja, il cui fratello Nicola, ingannato dai piemontesi, aveva svelato il rifugio. Nonostante le promesse di clemenza in caso di resa i briganti furono uccisi, fucilati alla schiena sull'Aia della Corte, dietro l'attuale municipio. Alla morte di Francesco, il fratello Nicola, soprannominato Cola gliu mattu, finì i suoi giorni nel dolore folle e…

Ciampa della Madonna

I pastori raccontano che presso Fontana Paradiso si trovi una impronta naturale nella roccia la cui sagoma richiama quella di un piede. La cultura popolare tramanda un curioso antefatto: solo i piedi femminili combaciano con le forme dell’orma, mentre gli uomini, non importa quanto ci provino, non riescono mai a far coincidere il loro piede con la ciampa di pietra.

Belvedere Serre

Risalendo le vie che portano alla montagna, come dicono le genti del paese, si giunge al belvedere detto Serre: una vista mozzafiato che contempla cime, boschi, e la Valle del Titerno. In autunno immersi nel foliage, si sprofonda nel silenzio che racconta l’anima selvatica e sincera di questa terra.

Borgo Mastramici – Cappella di San Francesco

Erano tutte abitate le case di pietra di questo piccolo borgo. Fino agli anni 80 la gente di Mastramici ha vissuto qui. Al piano terra c’erano le stalle. Tutti avevano almeno un maiale. Qualcuno dice che il nome del borgo derivi proprio dall’attitudine di queste persone a creare legami di amicizia. Tra i ruderi un luogo iconico conserva quasi intatta la struttura. È la Cappella di San Francesco, costruita dopo aver ricevuto in sogno dallo stesso Santo la richiesta di realizzarla. E la festa della contrada, il 4 ottobre, celebra il legame tra il Santo e la comunità.

Pesco Rosito

“Pesco” ovvero grande sperone nella toponomastica longobarda. “Rosito” per le sfumature rosee delle rocce che un tempo venivano estratte. A circa 1.268 metri sul livello del mare Pesco Rosito sorge all’inizio del Bosco “La Torta”. Da questa opera monumentale, alta circa 10 metri, pare abbia origine il nome del paese, “petra robia”. Punto di partenza per due escursioni, il sentiero che giunge al Monte Palombaro e quello che attraversa il Bosco della Torta ai confini con il Molise. Nei campi vicini cresce la rosa canina, la rosa janara, che nel periodo di maturazione puntella il paesaggio con le sue bacche purpuree. Nella tradizione popolare la Janara era una strega esperta di essenze spontanee capace di curare con infusi e tisane alle erbe.

Miniere di Bauxite

Corridoi silenziosi che conducono alle viscere della terra vermiglia come la roccia sedimentaria che custodisce la bauxite. Le vecchie miniere raccontano un’epoca in cui l’uomo sfidava la montagna alla ricerca di minerali. Le particolari condizioni geologiche, i movimenti tettonici e l’erosione, hanno creato affioramenti straordinari. Tredici cave di cui due visitabili: Regia Piana e Fosso Calvaruso, nel comune di Cusano Mutri. La più semplice da raggiungere è quella in località Regia Piana. Si parcheggia lungo la Strada Provinciale 89 in direzione Bocca della Selva. Percorsi 50 metri in discesa si raggiunge l’imbocco della cava. Torcia e caschetto per proteggere la testa, si cammina a passo lento in ascolto del cuore della montagna per circa 100 metri, lasciando il tempo alla vista di abituarsi alle tenebre. La terra graffiata di rosso e arancione, s’oppone al verde della vegetazione circostante. Si consiglia l’accompagnamento di una guida esperta e l’utilizzo dei…

Paleolab – Parco Geopaleontologico di Pietraroja

“Uno dei parchi geopaleontologici più importanti di Italia” così Mario Tozzi, divulgatore scientifico, apriva il suo documentario su Pietraroja per la trasmissione Gaia – Il pianeta che vive. Un viaggio nella memoria dell’Universo, una storia iniziata milioni di anni fa quando il Matese era un vasto fondale marino abitato da creature misteriose e affascinanti. Il Museo Geopaleontologico si trova presso l’area de “Le Cavere”, giacimento cretacico in cui si conservano numerosi fossili di piante, pesci fossili e vertebrati terrestri. È una suggestione, un racconto antico, un cammino tra gli strati di roccia che hanno preservato tracce uniche di biodiversità. Inaugurato nel 2005, con allestimenti curati da Paco Lanciano, è attualmente chiuso per lavori di ristrutturazione. Il Paleolab è un luogo del cuore per la comunità: ha ospitato migliaia di bambini e famiglie, ricercatori e viaggiatori appassionati, generando valore umano ed economico per il territorio. Un viaggio…

Chiesa di Sant’Anna

Immersa nella quiete, la Chiesa di Sant'Anna ha una architettura semplice ma autentica come l’anima del paese, radicata nelle sue origini. Edificata probabilmente tra il XVIII e il XIX secolo, fu ricostruita nel 1985 perché decaduta. Dedicata a Sant'Anna, madre della Vergine Maria, è considerata la protettrice delle madri e della famiglia. Un legame tangibile con il passato si trova nei documenti fotografici conservati negli archivi del signor Masotta, che conservano immagini della chiesa risalenti al 1900, con il suo antico tiglio, o la vecchia teglia per i locali, che ancora oggi vigila l’ingresso. Lo spazio verde che la circonda è stato rinominato “Giardino della vita” in memoria di coloro che, durante la pandemia, non hanno avuto un funerale tradizionale. In questo giardino, ogni pianta rappresenta un defunto del villaggio, simbolo della vita e del ricordo eterno.

Chiesa di Santa Maria Assunta


“Fu la peste 1656” e “Fu la carestia 1648”, scolpite nel portale, richiamano d’immediato alla fragilità umana ed al potere salvifico della fede. L’ex chiesa arcipretale di San Paolo, di epoca romanica, fu distrutta da un terremoto nel 1688 e ricostruita nel 1695. Opera spirituale di questa comunità, è oggi dedicata a Santa Maria Assunta. Un leone e una leonessa, un orso e un'orsa che allatta i cuccioli, a protezione dell’Agnus Dei, sorvegliano il passaggio verso la dimensione del sacro. La statua di San Leonardo, protettore dei carcerati, tra le mani stringe le catene, simbolo del suo impegno per la redenzione e la speranza. Posta nella navata laterale, una sontuosa campana fusa nel 1200, segno di una storia secolare e di comunità.